giovedì 15 maggio 2014

Grand Budapest Hotel

grand budapest hotel

Wes Anderson, quel dannato genio! Amare i suoi film è ormai una tendenza tanto quanto i fiori a primavera o i Wayfarer sul naso dei radical chic, ma d’altra parte, come si fa a non amarli? Il mio colpo di fulmine (amore ancora non superato da nessun’altra sua pellicola) è stato con I Tenenbaum, un vero compendio di bellezza ed ironia sottile, intelligente, a cui però si contrappone la risata sguaiata di alcuni momenti irriverenti al confine col volgare, confine che tuttavia non viene mai varcato. Gli stessi elementi che ho ritrovato prepotenti in Grand Budapest Hotel che si posiziona con veemenza al posto numero due del mio personalissimo podio wesandersoniano.

Essenzialmente Gran Budapest Hotel sarebbe il classico giallo all’Agatha Christie: negli anni trenta una vecchia ricchissima signora (Tilda Swinton) muore in circostanze misteriose e lascia in eredità al suo amante M. Gustave (Ralph Fiennes), il concierge del Gran Budapest Hotel, un quadro di inestimabile valore. Il perfido figlio Dmitri (Adrien Brody) cerca di incastrare il compitissimo M. Gustave per l’omicidio della madre per liberarsi di lui verso cui prova un profondo odio. M. Gustave, braccato dai gendarmi, fugge alla ricerca della verità, accompagnato dal fedele garzoncello Zero Moustafa (Tony Revolori) con cui attraverserà assurde avventure squisitamente wesandersoniane. La narrazione utilizza l’escamotage del  racconto a matrioska: le vicende prendono il via dall’autore del best seller Grand Budapest Hotel (Tom Wilkinson) che ricorda quando era ancora un giovane scrittore in erba (Jude Law) e conobbe l’ormai anziano Zero Moustafa (F. Murray Abraham) proprio nel Grand Budapest Hotel ormai in evidente declino. Costui, nel corso di una cena gli racconta gli assurdi eventi che lo hanno portato ad ereditare il prestigioso albergo di allora che fece la sua fortuna portandolo a diventare uno dei più ricchi uomini della pittoresca ed immaginaria Repubblica di Zubrowka. In questo modo, aprendo una scatola dentro l’altra, viene delineata la trama ed assieme ad essa anche gli straordinari personaggi.

grand budapest hotel ralph fiennes

grand budapest hotel tony revolori

Personalmente ho amato il film per diversi motivi. Innanzitutto per l’incantevole gusto estetico di Wes Anderson che riesce a realizzare capolavori in ogni scena, come se ogni sequenza fosse un dipinto rinascimentale, perfettamente proporzionato, e al contempo estremamente chagalliano nello sferzante vibrare dei colori. I personaggi rientrano nei “tipi” che chi conosce le pellicole di Anderson avrà senz’altro riconosciuto, eppure non si percepisce mai la noia della ripetizione, ogni volta si nota una sfaccettatura diversa, un carattere diverso, qualcosa che rende unico il racconto. Come sempre ogni personaggio è interpretato dall’attore perfetto, neanche che il ruolo fosse tagliato su misura: M. Gustave non poteva che essere Ralph Fiennes, per me l’indimenticabile paziente inglese, che mai perde il suo aplomb qualsiasi sia la situazione che si trova ad affrontare ed anche quando perde le staffe lo fa in modo estremamente cortese; Adrien Brody è il nevrotico ed insensibile Dmitri, che non si fa scrupoli ad eliminare ogni ostacolo sul suo cammino, complice il perfido scagnozzo Jopling, magistralmente interpretato da Willem Dafoe, cattivo come non mai; Edward Norton è Henckels, l’ossequioso capo dei gendarmi; ovviamente non possono mancare i camei di Bill Murray, come Mr Ivan, capo della segreta Associazione delle Chiavi d’oro; di Jason Schwartzman, il concierge nel decadente Grand Budapest Hotel e di Owen Wilson, concierge che sostituisce M. Gustave dopo la sua fuga. Il solito cast stellare a cui si uniscono altri nomi altisonanti come quelli di Saoirse Ronan, Mathieu Amalric, Léa Seydoux, Harvey Keitel, senza citare tutti, a testimonianza di quanti fanno la fila per entrare in uno dei magici ed indimenticabili mondi ricreati da Wes Anderson.

grand budapest hotel adrien brody

grand budapest hotel saoirse ronan

Ma ciò che io amo sopra ogni cosa in generale nei film del regista di Houston, ed in particolare in Gran Budapest Hotel, è l’ironia che permea ogni sequenza, ogni fatto, ogni momento. Ho riso sguaiatamente per tutti i 100 minuti di proiezione della pellicola (immagino suscitando il silente odio dei miei compiti compagni di sala) perché il divertimento per me era davvero incontenibile, nonostante gli schemi fossero i soliti già visti: situazioni grottesche, modi squisitamente cortesi, esplosioni di rabbia improvvise e reazioni ridicole, il tutto svolto con la consueta brillantezza di forme e colori.
Nulla di nuovo insomma, eppure anche questa volta Wes Anderson è riuscito a conquistarmi con la sua grazia e le sue atmosfere da favola.

grand budapest hotel edward norton

grand budapest hotel tilda swinton

Se il film vi ha incuriosito sulla mitica Repubblica di Zubrowka vi consiglio di visitare il sito ufficiale di Gran Budapest Hotel così da poter seguire un corso intensivo sulla storia della Repubblica prima della guerra (il perfezionismo di Wes Anderson è qualcosa di veramente disarmante e poetico).

Vi è piaciuto Grand Budapest Hotel? Cosa pensate dei film di Wes Anderson?

grand budapest hotel jude law

grand budapest hotel bill murray

grand budapest hotel owen wilson

grand budapest hotel jason schwartzman

16 commenti:

  1. L'ho perso e me ne dispiace un sacco!!

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  2. purtroppo non l'ho visto!
    www.agoprime.it

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    1. Cerca di recuperarlo, penso ti piacerebbe tutto quell'eccesso di buone maniere ;-)

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  4. ne ho sentito parlare così bene da tutti....

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  5. Non l'ho visto e non mi attira come film :/ comunque Tilda Swinton è irriconoscibile O_O

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  6. Cercherò di vederlo, me lo procurerò, baci Anegelichic

    WWW.ANGELICHIC.COM

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  7. Io non l'ho ancora visto, ma sono curiosa! Leggevo in questo post (http://lovedlens.blogspot.it/2014/05/lovednews_19.html) che organizzano addirittura una crociera a tema con gli attori :)

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    1. Che figata! Non saprei a chi sbavare dietro, ah ah!

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  8. Visto domenica scorsa.
    Era la prima volta che vedevo un film di Anderson e per me, che adoro piu' la forma che la sostanza nei film, è stata una rivelazione. Per cui vedrò sicuramente anche tutti gli altri.
    Un capolavoro estetico a mio avviso, i colori, le scene alla "paesaggio austriaco natalizio", le espressioni degli attori.. non ho riso per tutto il film solo per non distrarmi dalla magnificenza delle scene, ma a mio avviso è un film molto divertente anche se, non vorrei fare la spocchiosa, ma è divertente solo per chi la capacità di cogliere certe velate sfacettature. Insomma: è un film per pochi, non tutti hanno la capacità di cogliere il divertimento di alcuni momenti. Certo, chi guarda e ride ai cinepanettoni sicuramente considererà questo film poco divertente e del tutto insignificante.
    Non so se ci siamo capite :-)

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    1. Ti ho capito benissimo, cara, hai centrato il segno!

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Mi piace sapere cosa ne pensate! Grazie per aver commentato!